25 mar 2011

Comics: Best of the Year 2007

Ho appena pubblicato il post riguardante il Best of the Year 2010 - Classifica Lo Spazio Bianco.it per quanto riguarda i fumetti pubblicati in Italia e mi accorgo solo ora di non aver mai editato in questa sede quelli relativi al 2007, al 2008 e al 2009!

Il 2005 invece lo trovate a questo link:


mentre il 2006 a questo:


Va be', rimediamo e (ri)partiamo col 2007:


1) G. Morrison – S. Bianchi, Shining Knight (Sette Soldati della Vittoria vol.3), Planeta DeAgostini
Fumetto allo stato brado, opera d’intrattenimento che guarda in alto schivando stucchevolezze e banalità, “Sette Soldati della Vittoria” è una maxi-serie composta da miniserie in cui lo sceneggiatore Grant Morrison si appropria di un concept del passato attualizzandolo in chiave esoterica.
Sette guerrieri chiamati dal destino a combattere contro una minaccia cosmica; le loro rispettive strade, tuttavia, non si incrociano mai se non attraverso i risultati delle loro azioni individuali – apparentemente slegate – che, alla fine, si sommano conducendo uno di loro a scagliare il colpo definitivo verso il nemico; nel non-gruppo è sempre presente un traditore e c’è sempre una vittima designata.
Tra i vari capitoli della saga – che presentano una sequela interminabile di omaggi artistico-letterari: da Harlan Ellison a Michael Moorcock, da Jack Kirby a Frank Frazetta, da Freud a Jung – scegliamo quello graficamente più spettacolare, illustrato con visionario iperrealismo (e qui l’ossimoro risulta necessario) dal lucchese Simone Bianchi.
Se “Sette Soldati della Vittoria” fosse stato pubblicato una ventina di anni fa, sarebbe subito assurto allo status di capolavoro esattamente come accadde a “Il Ritorno del Cavaliere Oscuro” e “Watchmen”.

2) Bryan Talbot, Alice in Sunderland, Comma 22
Si parte dalla vita e dalle opere di Lewis Carroll e da lì Bryan Talbot si addentra in una monumentale cronistoria del nord-est britannico che va a toccare… di tutto, di più: eventi, invenzioni, letteratura, arte, architettura, toponomastica, cultura popolare, miti e leggende, cinema, teatro, biografie e autobiografie, musica, ecc., ecc.
Didascalico senza quasi mai scadere nel tedioso, apparentemente troppo concentrato su un micro-universo distante e, in alcuni casi, alieno, “Alice in Sunderland” affascina per la capacità di mostrare come nel mondo, in fin dei conti, tutto sia collegato senza soluzione di continuità e come questo discorso valga per ogni cosa, dall’universale al particolare.
Ciò che vale per la contea di Sunderland vale per ogni regione, per ogni città, per ogni luogo. Tutto ciò che Talbot racconta – attraverso pagine bellissime e riccamente decorate, frutto di un estenuante lavoro di ricerca e composizione – fa automaticamente tornare alla mente qualcosa che riguarda la propria terra, una qualche curiosità che si relaziona al nostro mondo privato.
E sfido chiunque a non versare lacrime a profusione leggendo il resoconto del fatto di cronaca che ha poi condotto alla realizzazione delle porte anti-panico, caposaldo della legge che regola la sicurezza nei locali pubblici.

3) J. Giraud/C. Rossi, Jim Cutlass – L’Alligatore Bianco, a puntate su “Lanciostory” nn. 26-30 (2007), Eura Editoriale
Ideato da Charlier & Giraud, gli stessi autori del ciclo western di “Blueberry”, “Mississipi Blues” – primo tomo della serie dedicata al Jim Cutlass – era stato più volte proposto in Italia, ma senza che i lettori nostrani riuscissero a sapere più nulla delle sorti del giovane avventuriero protagonista della storia. Menzione di merito all’Eura Editoriale, dunque, che in poco meno di un anno e a cadenza settimanale è riuscita a proporre – su “Lanciostory – tutti i capitoli della saga con tanto di conclusione.
Jim Cutlass appare dapprima come attore di un southern dai toni molto classici ambientato tra Alabama, Mississipi e Louisiana, ma poi – venuto meno l’apporto ai testi di Charlier e dopo alcuni anni di silenzio – il personaggio si trova coinvolto – a partire dal volume intitolato “L’Alligatore Bianco” – in vicende dai toni sempre meno realistici e sempre più fantastici e surreali.
Il passaggio dell’“umanoide” Giraud alle sceneggiature si sente tutto: il ritmo diventa fresco e giocoso, gli scambi di battute vivaci e coinvolgenti. Ma anche i disegni di Christian Rossi sorprendono per la capacità dell’autore di narrare con un uso sapiente della texture – l’oscurità delle paludi, i rituali del Ku Klux Klan, la dimora degli zombi sono resi con inquieta maestria – e una perfetta padronanza delle closures tra una vignetta e l’altra – come attestano la regia delle scene d’azione e i tempi a orologeria degli intermezzi da commedia.
“L’Alligatore Bianco” dà, insomma, il via a un’avventura che – tomo dopo tomo, ognuno correlato all’altro in maniera inscindibile – regala un crescendo di emozioni e si propone come un capolavoro di tecnica fumettistica.

4) D. Clowes, Ice Haven, Coconino Press
Nelle opere di Daniel Clowes la vita di provincia diventa spesso spettro di una tragica condizione esistenziale.
“Ice Haven” segna un’altra tappa importante di un percorso che tende a dimostrare come il termine “minimalismo” nasconda in realtà la messa in scena di catastrofi cosmiche sotto forma di poco appariscenti implosioni dell’anima.
Se vi aspettate chissà che dalla fine del mondo, correte a leggere le pagine di Daniel Clowes: lui conosce perfettamente le mille, banali, sottili variazioni dell’apocalisse. E sa che il tutto avviene quotidianamente, sotto i nostri occhi addormentati.

5) G. Simeoni, Gli Occhi e il Buio, Sergio Bonelli Editore
Un thriller d’ambientazione italiana, cronologicamente situato agli inizi del Novecento: ce lo saremmo aspettato partorito dal talento romanzesco di un Gianfranco Manfredi e invece ecco all’opera Gigi Simeoni che “Gli Occhi e il Buio” se lo sceneggia e disegna da solo.
Trama convenzionale quanto ritmata e ben gestita, qualche incertezza iniziale nella parte testuale, ma su tutto domina l’urgenza narrativa, la passione indiavolata dell’autore che – sorretto da sincerità, bravura tecnica e audace sensibilità storica – dà vita a un intreccio che avvince, convince e inquieta al di là di ogni dubbio e perplessità.

6) Hermann, Afrika, a puntate su “Lanciostory” nn. 37-41 (2007), Eura Editoriale
Racconto su un uomo ossessionato dal suo ruolo marginale di difensore di un pezzo di savana? Denuncia di quell’intreccio di interessi politici ed economici destinato inevitabilmente a distruggere il cuore del continente africano? Racconto d’azione che porta alla luce tutto lo sdegno, il pessimismo e la passione politica, sociale ed ecologica di Hermann?
“Afrika” è tutto questo: un amaro action thriller senza sbalzi fracassoni che colpisce come un pugno allo stomaco, sintetizzando la sorte dell’Africa centrale in un triplice finale per niente consolatorio.

7) P. Hornschemeier, Mamma torna a casa, Tunuè
Storia della rielaborazione di un lutto, “Mamma torna a casa” è un concentrato di atmosfere rarefatte e impalpabili che agiscono come un bisturi sottile puntato al cuore del lettore.
Minimalismo, sì: ma, ancora una volta, il minimalismo funge da mezzo per rappresentare una deflagrante e dolorosissima apocalisse privata.

8) Peter David & AA.VV., X-Factor (tutti gli episodi pubblicati nel 2007), su “X-Men Deluxe”, Panini Comics
“X-Factor” è un fumetto che a rigor di logica non dovrebbe esistere: prende il via da eventi sviluppatisi altrove – House of M e Son of M –, raggruppa personaggi le cui storie si sono dipanate negli anni su una miriade di altre testate, si intreccia in continuazione con una raffica di re-boot e mega cross-overDecimation, X-Men: Deadly Genesis, Civil War –, è di fatto incomprensibile per chiunque non legga i fumetti della Marvel e, in particolare, le testate dedicate ai mutanti della Casa delle Idee.
Eppure “X-Factor” prospera rigoglioso laddove qualsiasi altro titolo sarebbe marcito. Merito innanzitutto di un Peter David ironico e maturo che sfrutta il Marvel Universe per quello che è: uno scenario vivo e autonomo che costituisce una terra parallela visitabile attraverso disegni e vignette.
Le storie di “X-Factor” assomigliano paradossalmente a vita vissuta: sfogliando i comic-book della serie sembra di affacciarsi su accadimenti che si dipanano qui e ora mentre vi si assiste, che possiedono un’autonomia sorprendente sia nei confronti delle esigenze commerciali di continuity, sia nei confronti dei fruitori stessi.
Non importa se lettori e fan sono presenti, non importa se lettori e fan l’acquistano regolarmente ogni mese: il serial “X-Factor” starebbe sempre lì, esisterebbe a prescindere e le vicende che propone continuerebbero a evolversi anche se l’albo in questione non venisse più pubblicato.
Nouvelle Vague supereroistica occultata tra le perverse pieghe del mainstream.


9) N. Gaiman – J. Romita jr, Gli Eterni, Panini Comics
In molti lo davano come un “disperso” eccellente, Mr Neil Gaiman. Coinvolto in una caterva di progetti extra-fumettistici dai risultati altalenanti seppur altamente pubblicizzati, il creatore di “Sandman” – serial di culto dei primi anni Novanta – non brillava da tempo nemmeno nell’ambito dell’industria dei comics, imbarcandosi in progetti che, in genere, pur viaggiando ben oltre la piena sufficienza, non guadagnavano mai certi picchi di eccellenza del passato.
Anche “Gi Eterni” non ha riscaldato gli animi dei lettori: eppure è proprio su questa maxiserie – illustrata da un John Romita jr potente ed evocativo – che Gaiman riesce a recuperare la verve degli anni d’oro.
Ne “Gli Eterni”, Gaiman recupera il concept di Jack Kirby e, senza tradirlo, ne esalta il valore mitopoietico “pop” che lo ha reso virtualmente indimenticabile.
Dialoghi impeccabili e carichi di ironia – con sapide prese in gi
ro della cultura di massa e del politicamente corretto –, un gusto per il fantastico che si traduce in visioni di ampissimo respiro, alternanza cronometrica di azione e commedia, dramma e poesia, horror e humour nero. E un rispetto profondo per le regole dell’industria e dell’intrattenimento.
Da (ri)valutare senza preconcetti e nostalgie mal dirette.


10) G. Berardi/L.Calza – C. Piccoli, Julia n. 105 – L’imitatore, Sergio Bonelli Editore
Bisognerebbe indagare, un giorno, sull’apporto fondamentale che lo sceneggiatore Lorenzo Calza sta fornendo alla collana “Julia”. I suoi testi sono ormai riconoscibilissimi – molto al di là della semplice menzione nei credits – e la storia intitolata L’imitatore attesta tutta la sua bravura: una sequenza d’apertura da manuale – lodi al disegnatore Claudio Piccoli – un comprimario occasionale – in questo caso un voyeur trasformatosi in testimone involontario di un delitto – che da solo meriterebbe una miniserie, uno sviluppo senza momenti di stanca, un finale all’altezza.
Il fumetto “popolare” nella sua dimensione ideale.
Menzioni storiche a pari merito


1) Carlos Sampayo – Francisco Solano Lòpez, Evaristo, su “Lanciostory” nn. 26-43 (2007), Eura Editoriale
Pubblicato un quarto di secolo fa sulla rivista “L’Eternauta”, la saga del commissario Evaristo, duro poliziotto della Buenos Aires degli anni Cinquanta, mantiene intatta tutta la sua forza e, se possibile, assume oggi nel nostro paese un valore ancora più forte.
Le sceneggiature oblique di Carlos Sampayo trovano in Solano Lòpez un esecutore grafico partecipe e commosso che illustra con segno denso una capitale argentina attraversata da fremiti inquietanti, del tutto simili a quelli che ci troviamo a vivere oggi in Italia.
Due episodi spiccano tra tutti: quello incentrato sul rapimento di un criminale nazista da parte del Mossad col tacito consenso del governo nazionale argentino (che richiama il recente caso dell’imam milanese Abu Omar) e quello degli zingari che fungono – come sempre – da capro espiatorio per le insicurezze sociali.
A quando un’edizione in volume che appare ormai indispensabile?



2) G. & F. Solano Lòpez – F. Solano Lòpez, Ana, 001 Edizioni
Dovrebbe leggerselo Giuliano Ferrara questo libro devastante e disturbante realizzato da un padre e un figlio costretti, negli anni Settanta, a fuggire dalle spire della dittatura argentina. Forse riuscirebbe a riflettere qualche istante in più sulla vacuità del suo proposito post-avanguardista.
Ana è la storia di una donna violata che viene travolta da una vita senza speranza; è l’atto di accusa di una persona fatta a pezzi dal potere, dalle ingiustizie sociali, dall’assenza di valori umani.
Opera sofferta, Ana è pura terapia artistica, tragedia catartica i cui pesanti inserti polemici e retorici non ledono la sua forza etica, morale e civile.
Attualissimo.


3) E.C. Segar, Popeye (vol. 1), Planeta DeAgostini
L’integrale del “Popeye” di Segar è un sogno che diventa realtà.
Nel nostro paese le strisce dedicate al marinaio guercio e forzuto erano sempre state presentate in modo disorganico, con continui rimontaggi delle vignette.
Ora, invece, la Planeta DeAgostini propone in libreria dei volumi di grande formato dove strip e tavole domenicali compaiono ordinate in maniera cronologica, con riproduzioni a colori e in bianco & nero e un adeguato apparato critico.
E poi Segar è un genio dell’umorismo e dell’avventura pura: chi ha conosciuto le gesta di Braccio di Ferro soltanto attraverso i cartoni animati, si ritroverà a leggere un capolavoro denso di azione, di atmosfere magiche, di battute sagaci.
Nota di merito al traduttore: riprodurre in maniera perfetta lo slang con cui Segar fa parlare molti suoi personaggi – Popeye, in primis – deve essere stato un lavoraccio degno di un qualche premio specifico.

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