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20 dic 2007

The future in my past

Qualcuno si ricorda di quando gli italiani riuscivano ancora a proiettarsi nel futuro? Di quando subivano la fascinazione dell'avvenire, della scienza, del fantastico?

I wanna be your lover dei fratelli La Bionda è un reperto di modernariato risalente al 1980.
Il video rimanda all'universo umanoide della rivista francese Metal Hurlant, all'arte di Juan Gimenez, all'Alien di Ridley Scott e ci racconta di un'Italia ancora capace di immaginarsi altrove e in un altro tempo (la canzone e le immagini erano anche sigla finale di un programma televisivo domenicale di successo).



Poi il tutto è svanito, travolto dagli ultimi scampoli decadenti della Milano da Bere, da Tangentopoli e dalle paillettes berlusconiane che hanno contribuito a spacciare per un Regno a Venire ciò che in realtà era un neo-Medioevo incombente.

Non che in altri Paesi sia andata meglio.
Quell'idea di futuro ormai non esiste più e non è un caso che i francesi Air abbiano dedicato il loro primo, fondamentale lavoro - Moon Safari - all'avvenire ideale così come lo si concepiva vent'anni prima, con l'elettricità sonora a farla da padrona.
Sexy Boy non è solo una canzone, ma una memoria sorridente e nostalgica che si affaccia su un tempo e un luogo che abbiamo attraversato tutti quanti felici senza che, però, ci restasse addosso nulla.



A voi il raffronto tra due video separati temporalmente da almeno tre lustri.

Living on the edge of the night

Quando si parla di Iggy Pop si ricorda quasi esclusivamente la sua dimensione rock, estrema e trasgressiva relegando le sue attitudini pop - e scusatemi l'involontario bisticcio - a incidenti di percorso da dimenticare.
Eppure Iggy è un crooner di proporzioni epiche, come attesta questa Living on the edge of the night (che qualcuno ricorderà come parte della colonna sonora di Black Rain, thriller poliziesco di Ridley Scott tanto convenzionale quanto bellissimo).
A qualcuno non apparirà, forse, come una canzone epocale, ma le vibrazioni della voce di Iggy la rendono indispensabile quando si guida di notte in autostrada o attraverso qualche strada periferica illuminata dalle luci al sodio dei capannoni e delle officine chiuse.
Dedicato a quel residuo di romanticismo purulento che ancora alberga in voi e che, in fondo, risulta così necessario alle tanto amate contorsioni dell'anima.

15 dic 2007

Reverend and the Makers

Pezzo rockeggiante e tiratissimo che mi resterà per sempre nel cuore.


Non potrò mai scordare, infatti, mia figlia che, a soli quattro mesi, mi si agita in braccio, con gli occhi luminosi, entusiasta del ritmo del video e del perfect beat di questa band pazzoide e originale.

Bring me the head of Alfredo Garcia!

Qualche giorno fa mi sono rivisto Voglio la testa di Garcia! di Sam Peckinpah, film che con tutti i suoi difetti e le sue lentezze esasperanti resta un capolavoro.



Per chi ama i territori borderline, poi, quei luoghi che emergono dagli stati d'animo individuali piu' che da una loro netta connotazione estetico-culturale, Voglio la testa di Garcia! equivale a un viaggio nelle periferie dimenticate dell'anima, a uno svanire inesorabile nei meandri dell'esistenza.
Vite fallite, violenze impossibili da cancellare, amori teneri e torbidi, vittime e morti, pistole, potere, arroganza e un Messico putrido eppure bellissimo; tutto il necessario per aprire uno squarcio attraverso il quale fuggire e perdere se stessi senza ritrovarsi piu'.

La visione del film di Peckinpah, mi ha fatto tornare alla memoria Voices, canzone e video very 80's di Russ Ballard che probabilmente solo con i diritti di questo pezzo - anche se ha scritto brani per gruppi famosissimi - avrà campato alla grande per anni



Il video di Voices rappresenta l'anello di congiunzione tra Voglio la testa di Garcia! e quel film tanto visivamente raffinato quanto sbagliatissimo che è Revenge di Tony Scott.
Solo recentemente le peculiari visioni messicane di Peckinpah hanno trovato un degno e originale interprete.
Procuratevi Le tre sepolture di Tommy Lee Jones e commuovetevi davanti alle immagini di una delle pellicole americane piu' belle e significative degli ultimi vent'anni anni.


14 dic 2007

One Fine Day

Esiste il giorno perfetto? Quando si è ragazzi, sì.
Anche quando si diventa adulti ci sono giorni che rasentano la perfezione ma non sono uguali a quelli di quando si è ragazzi.
Ci sono giornate di fine primavera o d'inizio estate che, quando si è giovani, ottundono i sensi di suoni e colori, recando, al contempo, la malinconia di un titano prigioniero di un universo troppo stretto per viverlo appieno.


I ragazzi di questo video dei Jakatta non sono reali, sono icone, avatar di uno stato d'animo non replicabile.
Quando si cresce la razionalità prende il sopravvento, i sentimenti vengono posti al vaglio, quando si è felici lo si è in modo diverso rispetto a prima.
Nessun ridicolo e inutile rimpianto del tempo passato, solo la consapevolezza che, nel corso della nostra vita, attraversiamo universi di cui conserveremo solo memorie insistenti e inesorabilmente "altre".
Godetevi le immagini evocative di un luogo visitato tanto tempo fa, in attesa di dissoluzione. E siate sereni.

A world without men

A volte vagheggio un mondo privo di uomini, dove i ricordi delle nostre comunità, delle nostre culture, delle nostre storie si siano in qualche modo dissolti, Un mondo deprivato del peso della razza umana, pronto ad accogliere nuove forme di esistenza.

I Telepopmusik nel video di Breathe propongono una Terra ormai dominata da una razza perfetta di androidi congelati in un idilliaco paesaggio d'inizio estate.
Un momento di pace assoluta che fa da sfondo all'eliminazione dell'ultimo scassacazzo appartenente al genere umano.
Breathe è uno dei salmi capostitpiti della bibbia del lounge.



In Kingdom di Dave Gahan, invece (il suo nuovo lavoro solista, Hourglass, è ottimo), gli uomini sono scomparsi all'improvviso, tramutati in fasci di luce o - ancora piu' auspicabile - disintegrati e sostituiti da una qualche energia cosmica che vibra attraverso gli oggetti, le automobili, le case.



Mentre vedete e ascoltate, vi offro un Martini tanto gelido quanto virtuale.

13 dic 2007

Gavin Friday

Impegni incombenti e problemi sempre risolti per il rotto della cuffia mi tengono lontano dal blog.
Do intanto il benvenuto a Gea, a Liliana e alla mia sorella di anima e di cuore Maria Grazia, che attualmente sta cercando di farsi Londra.
Questo post è dedicato principalmente a loro.

Dunque, Gavin Friday è essenzialmente una scoperta del 1996 quando, sulla già citata soundtrack di Mission: Impossible beccai You, Me and the World War III, pezzo denso di reminiscenze bowiane.

Diciamo subito che di Gavin Friday in Italia è impossibile trovare un solo CD che sia uno. E altrettanto accade in Francia e in Olanda.
Sono invece reperibili i lavori del suo gruppo degli anni Ottanta, gli inquieti Virgin Prunes, esponenti di una New Wave cupa e delirante come non mai (accattatevi If I die, I die... e godete).
Il nostro è irlandese purosangue ed è amico intimo fin dall'infanzia dei componenti degli U2 (il bambino sulla copertina di Boy è il fratello di Gavin Friday).
Per beccare un suo disco sono dovuto sbarcare in USA, a San Diego, in uno store periferico della Tower Records: era lo splendido Shag Tobacco, divenuto immediatamente colonna sonora portante di un bel po' di anni della mia vita (con My Twentieth Century a farla da padrone).
Successivamente, non ricordo come o dove, ho rintracciato pure Each Man Kills The Things He Loves (citazione da Oscar Wilde).
Sue anche la colonna sonora del film The Boxer e parte di quella de Nel Nome del Padre.
Friday è una macchina tritatutto e ossimorica che mescola la New Wave col pop sintetico, il folk irlandese, il teatro brechtiano, il melodramma italiano, il minimalismo gelido di Raymond Carver e la grandeur hollywoodiana. Le sue canzoni sono performance vere e proprie con virate verso le assi del palcoscenico.

Da Shag Tobacco vi propongo You, Me and the World War III



e la soave, irresistibile nella sua sottile semplicità, Angel.



Buon ascolto.

23 ott 2007

Best Videos - 5: Pulp

Sono un vorace consumatore di sountrack e compilation di canzoni realizzate per o dirottate su pellicole cinematografiche varie.

Il CD uscito in occasione del primo capitolo di "Mission: Impossible", nel 1995, mi è particolarmente caro perché mi ha aperto dei veri e propri universi sonori.

Partiamo con la scoperta dei Pulp, formazione britanica di cui ho letteralmente consumato col laser del CD player il loro oscuro e irresistibile "This is hardcore".

Il video che è stato tratto dal pezzo portante dell'album è un capolavoro di filologia filmica applicata all'assurdo e al nonsense.



La fotografia in Technicolor anticipa di diversi anni la riscoperta di Douglas Sirk portata avanti dal regista Todd Haynes nel capolavoro "Lontano dal Paradiso".

Altri riferimenti:
"Scandalo al sole" di Delmer Daves;
tutto l'Hitchcock a colori;
la commedia sofisticata americana degli anni Cinquanta.

Bellissimo ed emozionante.

16 ott 2007

Torchwood style: Kate Bush

Prodotta dalla BBC Wales, ambientata prevalentemente a Cardiff, Torchwood - spin-off adulto e graziato in patria da indici di gradimento stellari del serial Doctor Who - rappresenta l'anello di congiunzione tra la fantascienza inglese classica (già di per sé intelligentemente grottesca e visionaria fino al sublime) e la sua evoluzione contemporanea che vede scrittori acidi, disturbanti e politicamente scorretti come lo sceneggiatore di comics scozzese Warren Ellis in prima fila.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, Kate Bush realizzava un paio di videoclip che omaggiavano il fantastico britannico in maniera quasi filologica.

Il primo, Cloudbusting, è interpretato dal gigantesco Donald Sutherland e pare una commistione tra The Avengers e The Prisoner in salsa meno surreale, anzi prettamente drammatica:




Il secondo, invece, Experiment IV, rimanda all'universo del dottor Quatermass ideato da Nigel Kneale.


Atmosfere cupe e inquiete e un finale orrorifico (visto che brutta fine fa il futuro Dr. House?...) che - a distanza di vent'anni - sembrano trovare ancora una volta nuova linfa negli episodi di Torchwood, contraddistinto da storie che tutto sono tranne che consolatorie.
Ad attestare che nei territori d'Oltremanica esiste una continuità qualitativa del genere che può solo riempire di soddisfazione.

26 set 2007

Best Videos - 4: Pearl Jam

"Jeremy" dei Pearl Jam fa parte della famosa categoria - qui già citata a proposito di "Sabotage" dei Beastie Boys - dei dieci video più belli e importanti di tutti i tempi. E anche uno dei più ambigui.
Paradossalmente il montaggio "censurato" preteso dal canale MTV è riuscito a trasformare il suicidio finale del protagonista davanti alla sua classe inorridita - con tanto di schizzi di sangue che piovono sui compagni sconvolti - in quello che sembra (sembra soltanto) il futuro massacro di Columbine.
Paradossalmente sembra che abbia direttamente ispirato anche l'autore di un triplice omicidio in una scuola superiore americana.



La regia, la fotografia, il montaggio - meravigliosi - sono di Mark Pellington, poi director di pellicole inquiete e interessanti come "The Mothman Prophecies" e "Arlington Road".

Eddie Vedder, leader del gruppo, gigioneggia in stato di grazia.

Attualmente il video passa poco sui canali della TV americana.
I motivi sono ovvi.
Si cacano sotto.

14 set 2007

Burka!



Sabato 15 settembre sarò a Benevento nelle vesti di relatore per la presentazione di "Burqua!", volume edito da Donzelli che vede affiancate la cartoonist napoletana Simona Bassano di Tufillo e la giornalista afgana Jamilla Mujhaed (con un importante e toccante resoconto della condizione femminile nel suo Paese prima e dopo la caduta del regime talebano).
Il libro ha il patrocinio di Amnesty International e il 50% del ricavato delle vendite presso il banchetto che affiancherà il tavolo di discussione viene devoluto in beneficenza proprio a questa storica e preziosa associazione umanitaria.
L'incontro col pubblico è stato organizzato dall'Arci e si terrà alle 18 presso la Biblioteca Provinciale (proprio di fronte al complesso di Santa Sofia) della città.
Interverranno anche Francesca Rendano, direttrice artistica di Lanificio25, e la referente Campaigning per la Circoscrizione Campania di Amnesty International.

La mostra delle tavole disegnate di "Burka!" ha già fatto il giro d'italia presso le librerie Feltrinelli e il libro ha ottenuto recensioni entusiastiche un po' su tutti i quotidiani e le riviste del Paese.

Vi aspetto.

11 set 2007

Snakes on a baby

Da quando c'è mia figlia Myriam, non riesco più a guardare scene di film dove ci sono bambini piccoli in pericolo di vita.

Nel film Snakes on a Plane, filmaccio di serie b che proprio per la sua dichiarata rozzezza è meno peggio di come lo ha tratteggiato la critica, c'è un pargoletto che dopo essere caduto dalle braccia della madre (primo colpo al cuore) si ritrova circondato da serpenti inferociti pronti ad attaccarlo.
Lo dico subito - e non me ne fotte nulla degli spoiler - che il bimbo VIENE SALVATO in extremis da una coraggiosa hostess (che poi ci rimette anche la vita).
Ma io quando ho visto la ripresa in soggettiva dal rettile che scivolava sui calzini della creatura, ho avuto una crisi di nervi e ho dovuto cambiare il canale Sky sintonizzandomi su un programma per l'infanzia.


Il mio malessere è venuto fuori anche dinanzi a Dreams in the Witch House episodio della serie "Masters of Horror" (tratto da un racconto di Lovecraft) diretto da Stuart Gordon, dove un frugoletto di pochi mesi si ritrova a rischio sacrificio umano. E si è manifestato pure davanti al TRAILER di Open Water 2: Adrift con neonato isolato su una barca in mezzo al mare mentre i genitori coglioni non riescono a risalire a bordo (e chi conosce il pericolo di crisi ipoglicemica dei neonati - cosa che non ti fa dormire la notte nonostante la sveglia ogni due-tre ore - comprende il perché del mio turbamento).

Francamente la salvezza dei protagonisti di Open Water 2 mi interessava solo per il fantolino visto che, personalmente, un gruppetto di stronzi di quel tipo che si porta un bimbino appena nato in mezzo all'oceano, l'avrei gettato anch'io in pasto agli squali.
Ma questo mio atteggiamento mi rende consapevole di un'altra cosa, ben più importante: il fascino del genere horror viene meno con l'avanzare dell'età (perché ci si rende maggiormente conto di quanto orribile possa essere nella realtà la violenza e la morte) fino a dileguarsi dinanzi all'idea dell'innocenza indifesa in pericolo.

Con la nascita di Myriam mi sono reso conto che attualmente esiste una creatura per la quale - ancora di più di quanto già mi accadeva con mia moglie - sarei disposto a sacrificare immediatamente la vita e, se necessario, a uccidere chiunque nei modi più efferati se fossi costretto a difenderla dalla minaccia portata da un altro essere umano.
E tutto questo mi fa capire quanto la mia vita sia cambiata, di quanto abbia superato la linea d'ombra che separa la giovinezza dall'età adulta. Senza alcun rimpianto del passato ma anche con tanta fatica.

Mi tornano in mente le parole che il magnifico e corrottissimo protagonista del film Affari Sporchi - gioiello noir diretto da Mike Figgis - interpretato da un ottimo Richard Gere, rivolge al suo antagonista, il poliziotto degli affari interni incarnato da Andy Garcia, durante la resa dei conti finale:
"E' per i figli! I figli!... I figli cambiano tutto! Per i tuoi figli faresti qualsiasi cosa!"


5 set 2007

Best Videos - 3: Nine Inch Nails & Johnny Cash

Quando ascoltai per la prima volta Hurt dei Nine Inch Nails ebbi immediatamente l'impressione che si trattasse di una canzone destinata a fare epoca, l'inno perfetto per una generazione sbandata, fuoriuscita indenne dallo spettro della Guerra Fredda ma destinata a essere travolta dal neo-capitalismo d'assalto e dalla vacuità esistenziale di chi non intravede particolari obiettivi evolutivi davanti a sé. In questo video Trent Reznor è in piena addiction e l'atmosfera gotico-dark è solo apparentemente rispondente a un'estetica alla moda: in realtà è molto più sincera e complessa di quanto sembri:



A testimoniare la forza di questo pezzo è poi intervenuto Johnny Cash con una versione altrettanto commovente ma che va a toccare corde differenti, forse meno generazionali e più universali.
Il video - diretto da Mark Romanek, altro grande guru della "musica visiva" - non è per nulla celebrativo del grande artista americano, che qui sembra recitare il suo testamento spirituale.
In realtà lo scorrere delle immagini legate alla sua carriera rimanda a una nostalgia elegiaca che probabilmente ci attanaglierà tutti quando saremo più in là con gli anni e incominceremo a intravedere il traguardo della nostra vita.
Io la prima volta che l'ho visto non sono riuscito a trattenere le lacrime: in quel montaggio di sequenze c'eravamo io e il mio destino. C'era il destino di tutti quanti.


30 ago 2007

Best Videos - 2: Beastie Boys

"Sabotage" dei Beastie Boys è pura energia e il video la cattura perfettamente con un'immersione a tutto fondo nel cinema d'azione degli anni Settanta.

Regia sporca, fotografia filologica e montaggio sincopato di quel genio del videoclip rispondente al nome di Spike Jonze.

Si tratta di uno dei dieci video più belli di tutti i tempi e difficilmente verrà surclassato da qualcuno nella classifica.

Godetevelo:

28 ago 2007

Best Videos - 1: Madonna

Sapete già come la penso sugli anni Novanta: il miglior video di quel periodo - nonché uno dei più belli di tutti i tempi - è "Unfinished Sympathy" dei Massive Attack (lo trovate da qualche parte, sulle pagine di questo blog).

Ma quali sono gli altri "best videos" DI SEMPRE?

Incominciamo con questo: "Bad Girl" di Madonna.

Superproduzione, cast stellare con un Christopher Walken nei panni di un tenebroso e inquietante angelo custode, atmosfere torbide, patinate e decadenti.

Regia e montaggio sono di David Fincher, il regista di "Seven", "Alien 3", "Panic Room", "The Game" e l'ultimo, controverso "Zodiac".

Godetevi questa splendida pellicola per il grande schermo volutamente condensata in una pillola di pochi, intensissimi minuti.


25 ago 2007

Go Nagai

A volte succede.

Ti capita di scrivere un pezzo per il giornale - "la Repubblica - Napoli", in questo caso - e che, per tutta una serie di motivi, non venga pubblicato.

L'arrivo di Go Nagai a Napoli in occasione del Comicon 2007 tenutosi a fine aprile aveva scatenato molteplici entusiasmi con giornalisti - professionisti e non - sgunzagliati a reperire dichiarazioni del mangaka per comporre articoli di sicuro richiamo commerciale.

Per l'edizione napoletana de "la Repubblica", l'incarico di seguire la manifestazione partenopea dedicata al fumetto l'avevo ottenuto io.

Go Nagai aveva tenuto la sua conferenza stampa di giovedì e io avevo fatto appena in tempo a inserire alcune sue dichiarazioni nel pezzone a tutta pagina previsto per il giorno dopo - incentrato sulla presentazione dell'intera convention - riservandomi di ampliare successivamente il discorso su di lui.

Non avevo calcolato che tra venerdì e sabato la stampa locale si sarebbe scatenata con un fuoco di fila di interventi, tutti più o meno simili tra loro e alcuni contenenti anche clamorosi errori di interpretazione del pensiero dell'artisa giapponese (come, per esempio, nell'articolo comparso sul "Roma").

Fatto sta che il mio pezzo su Go Nagai - che avevo pensato di proporre per il lunedì, a conclusione della manifestazione - era diventato per forza di cose obsoleto e "ritardatario".

Un peccato, perché - modestia a parte - sarebbe stato probabilmente il migliore tra tutti quelli usciti.

Lo edito adesso qui:

Durante la sua prima conferenza a Napoli – tenutasi l’altro ieri nella meeting room della pizzeria Brandi a via Chaia – Go Nagai si è intrattenuto volentieri a parlare delle sue creazioni e del suo folle, grottesco, sorprendente universo narrativo che si esplica in dozzine di opere spesso interconnesse e in diversi casi poco conosciute nel nostro Paese.
Illuminanti le sue considerazioni circa la violenza sanguinaria, a tratti cupa che darebbe ai suoi fumetti e ai serial d’animazione tratti da essi, una connotazione diseducativa. A questa accusa il mangaka controbatte che se i cartoons della Disney tendono a proporre una visione del mondo ottimistica in cui la corretta visione della realtà viene per certi versi falsata dai buoni sentimenti, nelle sue storie invece i protagonisti sono costretti a vivere i dolori e le ansie della vita vera, il dramma dello sforzo e della crescita. E questo ha sicuramente un valore educativo. Rispetto poi ad alcuni videogames estremi che pongono il giocatore in una situazione attiva nei confronti della violenza, un cartone animato basato su una narrazione mediata da un autore favorisce il distacco dalla tematica incandescente a favore di una riflessione più articolata e profonda da parte del fruitore.
Divertente, poi, la sua ammissione di incapacità iterativa con le macchine della quotidianità – “Non potrei mai guidare un robot da me inventato: mi ritroverei di sicuro a schiacciare qualche tasto sbagliato e a combinare guai” – a fronte di un ispirazione che lo ha portato a concepire i suoi robot umanizzati immaginando delle automobili che, in una situazione di ingorgo stradale, potessero proiettare gambe e braccia idrauliche fuori dagli abitacoli per tirarsi fuori dal traffico camminando.
E il suo primo approccio con Napoli? Affascinanti i vicoli – visti soltanto attraverso le pellicole cinematografiche italiane degli anni Cinquanta e Sessanta – e magnifica la statua di un guerriero vista al Museo Archeologico: “Potrebbe diventare uno dei miei prossimi personaggi,” ha detto, confermando tutta la sua vitalità di artista.


14 ago 2007

Best of the year 2006

Continua la ri-pubblicazione dei miei personali "best of the year" scritti per Lo Spazio Bianco.it
Nota: per un errore di digitazione "Il Terzo Testamento" era diventato "Il Quarto Testamento". In questa sede viene corretta la strana e colpevole svista.



1) Garry B. Trudeau, Doonesbury: La lunga strada verso casa, Arcana.
Politico, vibrante, commovente, esilarante, umano, corrosivo: Doonesbury è questo e molto altro ancora. Trudeau ama il suo paese alla follia e, proprio per questo, può permettersi di lanciare battute salaci, strali, invettive e j’accuse verso politici, personaggi, gruppi, mode e isterie a stelle e strisce senza correre il rischio di apparire stucchevole o manierato.
Il volume, edito da Fazi, raccoglie una fondamentale sequenza cronologica di strip e tavole domenicali pubblicate tra il 2004 e il 2005. Ne viene fuori il ritratto di un’America martoriata dai desideri guerrafondai di Bush – che trovano una frivola e grottesca estensione nelle gaffe sparate a ripetizione da Schwarzenegger durante la sua campagna elettorale per le elezioni californiane – ma anche vitale, orgogliosa, sempre pronta a rialzare la testa e a mettersi in discussione.
Qualcuno una volta ha detto – a ragione – che non ci può essere nessuno di più antiamericano di un vero e convinto americano. Trudeau fornisce ampie ragioni a questa tesi e ci fa rimpiangere i valori di una democrazia imperfetta ma immensamente matura.



2) J. Sacco, Gorazde Area Protetta, Mondadori.
Ormai Joe Sacco rappresenta una guida imprescindibile per poter comprendere qualcosa circa i conflitti che devastano le aree calde del mondo. Sulla scia di Palestina – un capolavoro assoluto di cui non è ancora stata pienamente rilevata l’importanza – ecco Gorazde Area Protetta, reportage sulla guerra serbo-bosniaca tra il 1992 e il 1995, ormai quasi completamente rimossa dalla coscienza collettiva. Sacco fa quello che sa fare: si reca sui posti, intervista persone, illustra vicende, esplora se stesso emendandosi da pregiudizi, cerca di rendere su tavola ciò che sfugge alle immagini televisive e ciò che le parole non riescono a esprimere. L’intensità grafico-narrativa raggiunta in certe sequenze di Palestina non viene replicata, ma restano intatte la lucidità dello sguardo, la profonda passione etica e morale filtrata da una luce spietata, fredda e distaccata, la voglia di portare alla luce ciò che è stato taciuto, sepolto o dimenticato per riferirlo e mostrarlo al lettore. In tutta la sua crudezza.



3) M.A. Martin, The Complete Brian The Brain, Coniglio Editore.
Quando lo pubblicavano le Edizioni Topolin di Jorge Vacca, gli albi di Brian The Brain rappresentavano il piacere sottaciuto, la lettura indispensabile che, però, veniva lasciata deliberatamente per ultima tra gli acquisti delle fiere o delle fumetterie. Perché sapevi che ti avrebbe fatto male catapultandoti in un mondo raggelante in cui qualsiasi scampolo di sentimento o di umanità sarebbe stato schiacciato dalla più perversa delle macchine socio-politico-industriali. Perché sapevi che Brian The Brain – questo tenero e disturbante Charlie Brown per il XXI secolo – forse eri proprio TU.
The complete Brian The Brain raccoglie in un’unica soluzione – compattandole in un “romanzo grafico” – il ciclo di storie concepito di Miguel Angel Martin. Il risultato è un volume che andrebbe inserito sugli scaffali della propria biblioteca tra i racconti al ghiaccio sintetico di James G. Ballard e i deliri lisergici di William Burroughs. Da leggere utilizzando come segnalibro una lastra radiografica del proprio cranio.



4) M. Millar – J. Romita jr., Wolverine, Nemico pubblico & Wolverine, Agente dello Shield, su “Wolverine” (nuova serie) nn. 20-31, Marvel Comics (in Italia su “Wolverine”, nn. 190-197, Panini-Marvel Italia).
Due sequenze narrative per un’unica, grande storia accolta in Italia senza eccessivi onori o lodi.
Il problema è che nel nostro Bel Paese i lettori di fumetti stanno subendo una bizzarra mutazione genetica che non consente più loro di distinguere l’ordinario da ciò che non lo è. Se questa saga dedicata all’irsuto X-man canadese fosse stata pubblicata negli anni Ottanta, a quest’ora verrebbe annoverata tra i cult imprescindibili dell’epopea Marvel e del fumetto supereroistico statunitense in generale. Oggi riesce a riscuotere soltanto qualche freddo applauso, tra spettatori troppo impegnati a rilevare presunti “errori” di continuity e a discutere della gestione della Casa delle Idee portata avanti da Joe Quesada.
La run di Wolverine realizzata da Millar e Romita jr offre invece quanto di meglio un lettore di fumetti avventurosi e fantastici possa sperare di trovare: epos innanzitutto, ma anche drammi psicologici, battaglie e duelli all’ultimo sangue, horror e thriller, cliffhangers a non finire e finali dal gusto amaro. E ti fa capire perché si può continuare, da adulti, a seguire le gesta dei supereroi.
Una scena su tutte: l’Elivelivolo dello Shield viene attaccato in massa da un’orda di supercriminali; gli agenti a bordo, quasi sopraffatti, cercano di proteggere Nick Fury, invitandolo a fuggire a bordo di una navetta, il leader dell’organizzazione spionistica statunitense si getta invece nel cuore della mischia urlando: “Siete pazzi? Sono l’UNICA speranza che avete!!”.
Quarantacinque anni di comics targati Marvel condensati in due sole frasi. E non è affatto una cosa scontata o semplice a farsi.



5) P. Cossi, La storia di Mara, Lavieri.
Mara Nanni è stata una brigatista rossa: è il dato di fatto più evidente di una storia che dietro la sua apparente linearità nasconde tracce e scarti imprevisti verso luoghi che si estendono ben oltre le vicende strettamente personali, ben oltre il ritratto di quegli “anni di piombo” di cui tutti sanno parlare ma di cui pochi comprendono le radici e l’importanza.
La storia di Mara è una biografia delicata e dolorosa che Paolo Cossi impernia su vari registri: realistico, espressionista, grottesco, umoristico. L’amalgama, a volte, genera effetti eccessivamente stridenti. Ma l’urgenza narrativa, la voglia di raccontare con sincerità, di comprendere ciò che sfugge, ciò che resta sempre sulla punta della lingua senza trovare definizioni consone, rendono questo libro davvero toccante e virtualmente impedibile.



6) E. Brubaker – S. Phillips, Sleeper, Solo tra le iene & Sleeper, Solo mosse false, Wildstorm/DC Comics (in Italia pubblicato da Magic Press).
A voler fare i tipi aggiornati che seguono le ultime tendenze, si potrebbe immediatamente rapportare il serial fumettistico di Sleeper a quello televisivo di Alias. Se volessimo andare oltre per dimostrare di essere dei cinefili accaniti, si potrebbero effettuare rapidi confronti con Infernal Affairs 1, 2 e 3, saga made in Hong Kong sulla quale Martin Scorsese – con il remake occidentale The Departed, una paraculata tanto splendida quanto superflua – ha costruito le sue più recenti fortune.
In realtà Sleeper è un The Spirit così come l’avrebbe probabilmente concepito un Will Eisner diciottenne all’inizio del XXI secolo. Lo sceneggiatore Ed Brubaker cerca di essere realistico solo fino a un certo punto, consapevole di star giocando con ambientazioni e personaggi di un universo supereroistico. Ma è proprio questa fredda consapevolezza, forse – rapportata a una passione colta e viscerale per i generi narrativi – a rendere il tutto così intrigante e sanguigno. Sean Phillips, dal canto suo, organizza le tavole con uno storytelling tanto minimale quanto inedito, pervenendo ai migliori risultati della sua ricca carriera professionale.
Sorprendente.



7) X. Dorison – A. Alice, Il Terzo Testamento, Giovanni o Il Giorno del Corvo, Eura Editoriale.
Il fumetto storico – caposaldo insostituibile della bande dessinèe d’oltralpe – costituisce da anni uno dei piatti forti di “Lanciostory” e “Skorpio”, la rinomata coppia di riviste dell’Eura Editoriale.
Tra l’immensa mole di materiale proposta sui due magazine settimanali, ha fatto la sua comparsa anche la saga de Il Terzo Testamento, riconosciuta da critica e pubblico come uno dei capolavori del fumetto transalpino dell’ultimo decennio. Adesso, grazie alla mai troppo osannata collana “Euramaster” – all’interno della quale la casa editrice romana ripropone in maniera integrale e in agili volumi cartonati i suoi migliori titoli d’acquisizione francese – i quattro capitoli di cui si compone l’affresco trecentesco concepito da Xavier Dorison e Alex Alice hanno infine trovato la loro degna sistemazione italica.
Giovanni o Il Giorno del Corvo chiude – tra atmosfere apocalittiche, paesaggi vertiginosi e personaggi indimenticabili – le fila di un intrigo medievale incentrato sulla ricerca della discendenza del Cristo Redentore attraverso la decifrazione di un misterioso codice sacro protetto da una società segreta. L’idea è la stessa che sta alla base de Il Codice Da Vinci di Dan Brown, con la differenza che Dorison e Alice – tenendo conto della stessa, controversa tradizione esoterica sulla presunta linea di sangue di Gesù e delle suggestioni provenienti dal ben più importante Il Nome della Rosa di Umberto Eco – l’hanno sfruttata molto prima dello scrittore americano. Pervenendo, nel contempo, a risultati molto più convincenti e degni di nota.
Un gioiello dell’avventura e dell’arte del fumetto, da scoprire e apprezzare appieno.



8) L. Bartoli, R. Recchioni – W. Dell’Edera, John Doe n. 34, La Via della Spada, Eura Editoriale.
Bella la realtà di John Doe, questo appuntamento mensile che, ricalcando il format degli albi targati Bonelli, sonda fin dai suoi esordi – risalenti ormai a quattro anni fa, praticamente una vita per gli standard contemporanei – le vie per distaccarsene e trovare/creare un proprio specifico.
Da far torcere le mani l’andamento di John Doe, tra inizi promettenti, false partenze, idee nuove e bizzarre, involuzioni, cartucce sparate a vuoto, accelerazioni impreviste seguite da lunghi e tediosi rallentamenti. E tu, lettore, sempre lì ad aspettare, sapendo che il potenziale era ben superiore a quanto effettivamente mostrato, a fare il tifo per un gruppo di autori ansiosi di proiettarsi in territori sconosciuti eppure sempre timorosi, in qualche modo, di prendere definitivamente il largo.
Finché eccolo arrivare, il numero 34, La Via della Spada: dopo una prima sequenza narrativa – durata ventiquattro numeri – con una conclusione all’altezza delle aspettative ma contraddistinta da troppe ripetizioni e momenti morti e un inizio di “seconda stagione” in linea con quanto mostrato in precedenza, ecco il punto di svolta, la storia a partire dalla quale il team di John Doe decide di puntare seriamente a un ruolo “alternativo” nell’ambito del tradizionale fumetto popolare italiano mainstream.
In La Via Della Spada, Roberto Recchioni si ricorda finalmente di essere una delle poche promesse del fumetto nostrano in procinto di essere mantenute: la vicenda da lui concepita assieme a Lorenzo Bartoli è lineare senza rinunciare al giusto spessore, divertente e ritmata senza rinunciare all’intelligenza, citazionistica senza risultare fotocopiata. E su tutto domina il tratto espressionista e studiatamente obliquo di Werther Dell’Edera che perviene a esiti magistrali nella resa di atmosfere ora eteree, ora torbide e brucianti.
E’ a partire da questo numero che il serial John Doe ingrana la quinta, infilando una sequenza compatta – e al momento ininterrotta – di albi originali e avvincenti.
Da seguire con attenzione.



9) A. Jodorowsky – M. Manara, I Borgia vol. 2, Il Potere e L’Incesto, Mondadori.
Un vecchio cialtrone inveterato della cultura occidentale e un artista-bluff che ha deciso di far quattrini cavalcando i blandi desideri erotici della media borghesia. Ce n’era abbastanza per snobbare in maniera aprioristica l’uscita de I Borgia. Ed effettivamente le critiche feroci non sono mancate, contribuendo a relegare l’opera di Jodorowsky e Manara ai margini estremi di un dibattito fumettistico che – al di là di questo caso specifico – si impoverisce sempre più, di pari passo con l’espansione di Internet.
Eppure I Borgia rappresenta una delle opere a fumetti più politiche che sia mai stata pubblicata in Italia da dieci anni a questa parte. La vicenda della losca dinastia rinascimentale dei Borgia – una famiglia mafiosa, a tutti gli effetti – diventa un magnifico specchio di ciò su cui si basa oggi il sistema Italia: culto strategico dell’ignoranza, amoralità, paranoia, mancanza di rispetto per le leggi e per lo Stato, familismo morboso e incestuoso. Il tutto servito su un piatto guarnito con veline sculettanti e zoccole pubbliche, immagini stuzzicanti e piaceri tanto futili quanto perversi. Il male di oggi come condizione secolare, atavica.
I Borgia è un fiore che emerge dallo sterco, un racconto che sollecita riflessioni profonde proprio nel momento in cui cerca di titillare le parti più basse del pubblico, in un gioco probabilmente inconsapevole ma dannatamente efficace.



10) P. Parisi, Fame, autoproduzione.
Mentre imperversa quell’altro grande bluff del fumetto italiano contemporaneo rispondente al nome d’arte di Gipi, c’è un artista che con molta umiltà propone storie proletarie che gettano luci tragiche sugli universi marginali del nostro paese. Fame è un colpo allo stomaco sferrato con rapidità e freddezza, una storia breve ma con ampi riverberi d’intensità in cui l’autore bada alla sostanza, lasciando da parte effetti paesaggistici superflui e menate retoriche sull’inferno e la dannazione. C’è chi sgobba, c’è chi soffre, c’è chi uccide, c’è chi muore: questo è quanto. Fame è l’anti-Hanno ritrovato la macchina, Parisi un autore che sembra debitore di Munoz ma in cui si colgono influenze di David Lapham e Beto Hernandez.
Bene ha fatto il centro Fumetto Andrea Pazienza a presentarlo, in veste degna, su uno Schizzo presenta.

21 lug 2007

Spada


E' da circa un mese che il nuovo libro di Peppe Ferrandino - autore di "Pericle il Nero" e indimenticato sceneggiatore di splendidi fumetti - ha fatto la sua comparsa nelle librerie.

Questa è la mia recensione pubblicata sulle pagine campane de "la Repubblica" sabato 14 luglio:

Giuseppe Ferrandino, Spada (Mondadori), pagg. 1120, euro 22

Seconda metà del Seicento, la Francia – governata da Luigi XIV – sta attraversando un’epoca di splendore culturale e politico. In una Parigi barocca, assurta a capitale d’Europa, giunge col suo fagotto – che gli verrà immediatamente rubato, fornendo il “la” alle sue tribolazioni – il diciassettenne Filippo Bornardone, emigrato dall’arcaica provincia napoletana per cercare fortuna tra le fila del corpo dei moschettieri.
Filippo è svelto di braccio – è già un abile spadaccino – ma anche di cervello, come attestano i suoi studi filosofici e le capacità strategiche temprate dallo studio di Tucidide. E nonostante il ragazzo pecchi delle ingenuità e dell’inesperienza tipiche dell’adolescenza, sarà costretto a una rapida maturazione per poter uscire indenne da un’avventura investigativa che affonda le radici nelle gesta compiute in passato da quattro uomini leggendari: D’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis, prima spina nel fianco del ministro Richelieu e poi attori – su fronti contrapposti – di un misterioso intrigo che aveva fatto vacillare la legittimità della Corona.
Spada è un romanzo epico e monumentale col quale l’ischitano Giuseppe Ferrandino torna alla narrativa dopo una lunga assenza. Si tratta di un’opera ambiziosa che non solo si riaggancia a personaggi, ambientazioni, temi e intrecci presenti nella trilogia di Dumas dedicata ai moschettieri del re – e, soprattutto, agli echi crepuscolari de Il Visconte di Bragelonne – ma che si propone di riprodurre in forma mimetica modalità, stili peculiari e linguaggi del feuilleton ottocentesco. L’approccio di Ferrandino a una materia ormai canonizzata riesce, però, a essere fresco, originale. Forte della sua esperienza nel campo del fumetto popolare – che richiede abilità e metodo per catturare l’immediato interesse dei lettori – e di una sensibilità storica alimentata da un poderoso lavoro di documentazione, lo scrittore ripercorre i topoi del romanzo d’appendice – uomini straordinari, duelli, scaramucce dialettiche, schermaglie sentimentali con donne affascinanti, sussulti e complicazioni della trama, misteri e regolamenti di conti – vivificandoli con sguardo moderno e spregiudicato. Ecco quindi apparire – tra lungaggini, ripetizioni e digressioni caratteristiche dell’opus dumasiano – flussi di coscienza e scandagli psicologici che sarebbero potuti appartenere a Svevo o a Moravia. Ecco aleggiare, in certi scambi di battute, inquieti accenti licenziosi degni di Apollinaire. Ecco contestualizzato e affrontato con acume – a dispetto dei pregiudizi che infestavano la letteratura ottocentesca – l’atteggiamento discriminatorio verso ebrei e arabi.
Ma Spada offre anche una rivisitazione del mito attraverso la sua decostruzione. Usando le parole dei suoi personaggi, Ferrandino ripercorre le trame di Dumas rilevandone i punti deboli, si accosta a D’Artagnan e ai suoi compagni di ventura tratteggiandoli come superbi, amorali superuomini nietszchiani piuttosto che come paladini senza macchia. E’ attraverso questo procedimento, però – mutuato dal revisionismo postmoderno di matrice anglosassone – che il romanziere riesce a immettere nuova linfa nel classicismo eroico, abbattendo figure collocate su un piedistallo e rendendole ancora specchio immortale delle insondabili ambizioni umane.

25 giu 2007

Trash City


Con l'arrivo del caldo, la buzzurraggine degli stabiesi si eleva in parallelo con le temperature.
Al supermercato SISA di via Denza, per esempio, gli acquirenti del reparto frutta & verdura non conoscono l'esistenza dei guanti di plastica per la scelta dei prodotti. Di più: gli addetti del reparto si guardano bene dal richiamare all'ordine i clienti.
La scena sembra così quella di un caratteristico mercatino rionale dell'Ottocento.

Questo manifesto desiderio di suk è reso ancora più eclatante dalla presenza di due o tre Apecar (in napoletano: "i trerruote") che stazionano illegalmente in pieno centro cittadino riscuotendo i famelici interessi delle massaie alle quali non par vero di acquistare pomodori e basilico così come si faceva fino a quarant'anni fa.

A Castellammare il disordine è la regola per una cittadinanza incapace di fare a meno delle auto private e ipnotizzata dall'uso dei motorini (il cui rumore continuo compete con quello delle seghe circolari di una mezza dozzina di falegnamerie).

L'acuto stridore dei ciclomoti aumenta in concomitanza con l'arrivo dell'estate. E le possibilità di essere investiti - ne parleremo più in là - mentre camminate tranquillamente sui merciapiedi si incrementano di pari passo.

Trash City...

19 giu 2007

Comics: Best of the Year 2005

Da un paio d'anni il sito de Lo Spazio Bianco (trovate l'indirizzo nella colonnina al lato) propone una classifica che sancisce e premia il meglio del fumetto pubblicato in Italia nell'arco di una circonvoluzione terrestre intorno al Sole.

La classifica viene stilata tenendo conto delle preferenze personali di un gruppo di critici e professionisti del settore del quale il sottoscritto è felice e orgoglioso di essere stato chiamato a far parte.

Ho deciso di riproporre anche in questa sede le ultime preferenze da me redatte onde incominciare a creare un piccolo database dei miei gusti e delle mie riflessioni critiche sul fumetto.

Incominciamo col "best" del 2005. Seguirà a breve quello del 2006.



01. Wanted
I superuomini così come li visualizzerebbero l'Irvine Welsh di "Trainspotting" e "The Acid House" e il Chuck Palahniuk di "Fight Club". Doloroso e disturbante, intelligente e tagliente, porta a compimento – dopo vent'anni - uno dei possibili (forse quello più inevitabile) sviluppi di "Watchmen".



02. Chosen
Romanzo di formazione alla rovescia, rappresenta per volti versi il naturale completamento di "Wanted" (scritto dallo stesso sceneggiatore). L'epilogo è indimenticabile e più che a una grandeur citazionistica in stile hollywoodiano - un equivoco nel quale sono inciampati in molti - rimanda a una dolente presa di coscienza dell'impossibilità di portare a compimento i propri sogni.



03. Ex Machina
La prosecuzione della tradizione supereroistica con altri mezzi. I superpoteri costituiscono uno strumento reazionario che non risolve i problemi dell'umanità e, anzi, alimenta la forza dello status quo. Da questa consapevolezza deriva la decisione del protagonista di abbandonare la carriera supereroistica e scendere nell'agone politico. Se fosse una serie televisiva vincerebbe una caterva di Golden Globe e di Emmy.



04. Gotham Central 3: Soft Targets
I supereroi creano solo danni. Il distretto di polizia di Gotham City si ritrova nel bel mezzo di un fuoco incrociato tra Batman e il Joker. E nessuno ne comprende le cause. Mentre i tutori dell'ordine sono costretti a contare i cadaveri, gli uomini mascherati portano avanti le loro eterne storie di scontri e odii atavici. Ma dietro alla loro guerra si cela il nulla. Una storia fondamentale che ben dipinge lo stato confusionale dell'America del post-11 settembre e del post-Iraq. Raggelante.



05. City of Silence
Oltre la fantascienza, oltre il postmodernismo: "City of Silence" rimescola Burroughs e il movimento Cyberpunk, riconducendo il tutto alle radici "archetipe" del surrealismo di Breton. Il risultato è una narrazione d'impianto noir distorta dai fumi di un delirio lisergico. E il tutto disegna perfettamente la nostra realtà e lo status emotivo-mentale dei nostri tempi.



06. Julia 86 - Myrna: a sangue caldo
Una serie criticatissima e contestatissima dai navigatori della Rete, che però riesce a sfornare perlomeno un paio di impagabili gioielli all'anno. "Myrna: a sangue caldo" rappresenta l'ennesima incursione di Berardi nei territori dell'impazzimento quotidiano, laddove il male aspetta solo di saltare fuori dalle pieghe delle nostre frustrazioni e dei nostri piccoli, meschini fallimenti. Una sceneggiatura calibratissima per una storia che non può non far male davvero.



07. Chicanos
Ex piatto forte delle riviste Eura, "Chicanos" propone le disavventure di A.Y. Jalisco, scalcinata, dolente, insopportabile e, al contempo, adorabile detective che si muove in una metropoli occidentale meticcia e vulcanica. Commedia umana allo stato puro, percorsa da testi sagaci e dalle vignette di un disegnatore in stato di grazia, "Chicanos" sa mescolare Rabelais e Woody Allen, donandoci una protagonista davvero unica.



08. Torso
Scrittore di punta dell'attuale panorama fumettistico statunitense, Bendis è anche un interessante autore completo, capace di realizzare noir originali, avvincenti e sorprendenti. "Torso" è una storia cruda e serrata, contraddistinta da costruzioni e dialoghi che rimandano immediatamente a uno stile narrativo d'impianto cinematografico. E che la sua prossima trasposizione in celluloide sia stata affidata a cupo genio registico di David Fincher ("Seven", "Panic room"), la dice tutta sul fascino orrido e inquieto che emana questo libro.



09. Largo Winch
Serie di culto del mercato librario transalpino, "Largo Winch" può godere finalmente di una sua attesissima, sistematica riproposizione in volume (nella collana Euramaster) anche nel nostro paese. Lo sceneggiatore Van Hamme riesce a rielaborare tutta la tradizione dell'avventura e della spy-story classica trasformando i più abusati luoghi comuni legati ai generi popolari in merce inedita e sopraffina. E il disegnatore Philippe Francq lo coadiuva con uno stile realistico e scattante e uno storytelling che, a tratti, sfiora il vertiginoso.



10. Zeno Porno
Paolo Bacilieri è forse l'unico, degno erede di quella rivoluzione fumettistica nostrana che va ricollegata al gruppo di Frigidaire. Fin dal titolo "Zeno Porno" crea un corto circuito con l'opera di un grandissimo del Novecento, Italo Svevo, con le suggestioni dei flussi di coscienza di Joyce e le aperture psicanalitiche di Freud. Il risultato è un'opera che prende di sana pianta uno dei più fecondi e mirabili triangoli filosofico-letterari del post-decadentismo e del primo scorcio del secolo XX, frullandolo e rimasticandolo in chiave underground, grottesca e pop. Intelligente, colto, sincero e gustoso.

18 giu 2007

Not over yet

Sono appena tornato dalla clinica. Mia moglie e la piccirilla sono in gran forma ed entrambe adorabili.
Al momento mi sto concedendo qualche ora di cazzeggio libero, disinteressandomi di impegni più o meno urgenti anche se stasera dovrò incominciare a scrivere un articolo di 11.000 battute sull'ultimo capitolo di Watchmen. Me l'ha chiesto Andrea Antonazzo per le pagine di "Fumo di China", storica rivista italiana dedicata al mondo del fumetto che ha deciso di celebrare in qualche modo il ventennale dell'epocale capolavoro realizzato tra 1986 e l''87 dai britannici Alan Moore e Dave Gibbons.

A dire la verità ho già partecipato a un progetto del genere con un intervento per "Watchmen: 20 anni dopo", un bel volumone a più mani, riccamente illustrato, curato dall'amico Smoky Man ed edito dalla campana Lavieri. Ma "Fumo di China" mi offre l'occasione per concentrarmi maggiormente, ampliandole, su alcune questioni che avevo già toccato in occasione del mio precedente contributo.

Intanto, se decidete di trattenervi ancora un po' in questo mio spazio, godetevi un altro pezzo dei Klaxons che, a quanto pare, in Rete suscitano pareri diametralmente opposti: c'è chi li adora e chi vorrebbe invece le loro teste su una picca.
Not over yet è una cover di questa semidimenticata canzone dance della metà degli anni Novanta cantata (?) da una tizia a me sconosciuta di nome Grace (che conta, però, un insospettabile numero di ammiratori nostalgici):


I Klaxons, dal canto loro, l'hanno rimaneggiata in versione nu-punk e ci hanno tirato fuori un video che è la virtuale prosecuzione di Golden Skans (che trovate da qualche parte in questo blog): una divertente paraculata che cita liberamente Star Wars, Matrix e Conan il barbaro:



Nel Web c'è anche chi si è a tal punto incazzato a tutela dell'integrità della versione originale che inizialmente pensavo che i Klaxons si fossero macchiati di qualche forma di lesa maestà nei confronti di Nirvana, Pearl Jam, Beatles, Genesis e quant'altro. Invece si trattava della notissima e citatissima... Grace: ma si può?

A star is born

La nascita di una figlia è come se Natale, Pasqua, Ferragosto, il tuo compleanno, il tuo onomastico, la tua più grande storia d'amore, il tuo più grande successo professionale, la più bella giornata di primavera della tua vita, la più bella scampagnata della tua vita, la più bella nuotata della tua vita, la più bella scalata della tua vita, il più bel film della tua vita, la più bella lettura della tua vita, il più bel complimento mai ricevuto nella tua vita ti arrivassero insieme contemporaneamente senza che tu sappia come dividerti.

Benvenuta Myriam, benvenuta piccirilla mia.

Ti dedico la prima ninna-nanna della tua ancora breve esistenza.

Spero di essere all'altezza di un buon papà. Spero di vederti crescere bene.



"Teardrop" dei Massive Attack.

11 giu 2007

Hard work

Il lavoro in queste ultime settimane mi sta prendendo molto e non riesco ad aggiornare il blog quanto vorrei.

Intanto godetevi quest'altro pezzo dei Klaxons - Gravity's Rainbow, chiaro omaggio a Thomas Pynchon - in un video da primissimi anni Ottanta che paga tributo alla New Wave acida pre-New Romantic e a quei pazzi da manicomio di The Fall in particolare.



A presto e... stay tuned.

28 mag 2007

Witchblue


Witchblue l'ho beccata almeno un lustro fa su un forum di discussione incentrato su tematiche orrorifiche.

Ora, non statemi a chiedere come ci fossi finito a lanciare assiduamente post su un sito esclusivamente incentrato su tematiche orrorifiche. Diciamo che era un periodo un po' così, che stavo incominciando a scoprire le potenzialità del web e che le iterazioni possibili mi affascinavano parecchio.

Tra il 2001 e il 2003 aprii contatti con parecchia gente. Con lo spirito naif del principiante mi attaccavo anche in furibonde discussioni-litigate con tizi che mi stavano sul cazzo senza che oggi sappia spiegare il perché.
Litigare con gente sconosciuta su Internet: in certi momenti della propria vita ci si può ritrovare veramente a cazzeggiare secondo modalità seriosissime e impensabili.

Witchblue era - allora come oggi - il nickname di Suanna. Ed era incazzata con l'universo intero. Si era appena mollata con un tizio poco affidabile e - da brava Gemelli - stava sclerando.

Dai post di Witchblue traspariva rabbia ma anche un sacco di passione, di energia.
Come un caterpillar risposi a un suo topic - nel quale lanciava lamentazioni sulla propria presunta condizione di gabbata dalla vita - prendendola praticamente per il culo.

Quella di Witchblue fu una reazione stizzita, ma poi - come avevo previsto - Suanna riuscì a contare fino a 10 e a comprendere i motivi per i quali la perculavo.

Quando entrammo in contatto telefonico, Witchblue aveva conosciuto un tale, Maurizio, col quale era uscita qualche volta senza, però, riuscire a imbastire una relazione serena che non fosse condizionata dalla sua precedente esperienza.

Maurizio, però, fu in gamba e lei lentamente - assecondando anche i bonari consigli da Donna Letizia di maestro Yoda-Di Nocera - riuscì a riprendere il sorriso e a conoscere di nuovo la felicità.

Oggi Witchblue e il Maury - che possiede nell'astigiano un'azienda vinicola della quale ho potuto apprezzare gli eccellenti prodotti - sono sposati e vivono come due piccioncini.

Oggi una grossa stampa prodotta dallo studio grafico di Susù adorna una parete del corridoio di casa mia.

E mi riempie di gioia il pensiero che una Streghetta Blu un giorno stringerà mia figlia non ancora nata tra le braccia.

26 mag 2007

V for Fumetto

Giovanni Agozzino è un valente redattore del magazine-portale on line Comicus.it, ma da anni è anche uno dei fondatori e collaboratori del sito di critica fumettistica
Prospettiva Globale, che ultimamente si è costituito come associazione culturale con l'obiettivo di promuovere il
fumetto come esploratore di se stesso, dei propri limiti e della propria storia(Giovanni sostiene che è qualcosa che va oltre la sperimentazione: in realtà Prospettiva Globale abbraccia qualsiasi cosa si spinga un po' più
in là delle regole canoniche dei comics ma che mantenga, al contempo, anche una forte connotazione narrativa e di intrattenimento, non solo roba per pseudo-intellettuali segaioli, insomma).

La prima azione di Prospettiva Globale è stata quella di organizzare - in collaborazione col comune di Vasto - una manifestazione - intitolata V for Fumetto - molto atipica (direttore Giovanni Russo), in cui
invece di una classica mostra-mercato (il mercato ci sarà, ma in quantità minima) si
allestisce un laboratorio "vivente" in cui autori e pubblico si possano confrontare
col fumetto, interagendo in divertenti esperimenti.

La manifestazione ha un sito, in cui già da
adesso vengono fornite le necessarie informazioni e attraverso il quale si potrà interagire con la
manifestazione (sabotando alcune vignette che vengono fornite giornalmente).

gli esperimenti di V for Fumetto saranno successivamente raccolti in un volume.

Per chi voglia partecipare al giochino online, al momento
si tratta di riempire dei balloons di vignette vuote, selezionate senza
continuità, che poi verranno rimontate e/o messe in sequenza nello stile
"variazioni sul tema" (cliccando qui troverete un esempio).


P.S.: Giovanni mi comunica anche che Prospettiva Globale

pubblicherà la fondamentale "Historia de la Historieta", storia del fumetto ispano-americano - che ha generato innumerevoli capolavori - redatta dagli sceneggiatori e studiosi argentini Carlos Trillo e Guillermo Saccomanno.

21 mag 2007

Lilia

A Trieste tutto bene. La mia conferenza è piaciuta, la sala del Caffé Tommaseo era abbastanza gremita e gli applausi finali mi sono sembrati intensi e sinceri.

E tra gli spettatori, una persona che ho conosciuto prima ancora di averla mai incontrata.

Lilia Ambrosi, assieme all'illustratore Lorenzo Mattotti - all'epoca suo compagno di vita - fu protagonista all'inizio degli anni Novanta di un piccolo caso letterario.
Fu infatti in quel periodo che vide la luce "L'uomo alla finestra", un vero e proprio romanzo grafico fatto di atmosfere rarefatte e minimaliste pubblicato da Feltrinelli. Un libro che in Italia è assente da molto tempo dagli scaffali ma che in Francia viene continuamente ristampato (è stato licenziato prima da Albin Michel e, più recentemente, da Casterman).

Lilia non solo ha collaborato con uno degli artisti più originali e sperimentali del mondo del fumetto italiano (andatevi a guardare anche i racconti da lei sceneggiati contenuti nel libro "Lettere da un tempo lontano", edito in Italia da Einaudi), ma si occupa anche di narrativa extra-fumettistica, traduzioni e recensioni (per il quotidiano "Il Piccolo" e per la sciccosa rivista d'arte prodotta dall'industria del Caffé Illy).

Io l'ho conosciuta qualche anno fa, in modo assolutamente casuale e inatteso, grazie alla comune conoscenza con mia cognata Marianna. Mi ritrovai a casa sua - dalle parti di Muggia, quasi al confine con la Slovenia - senza avere la minima idea di stare per incontrare una persona di cui una decina d'anni prima avevo letto le parole e intorno alla quale erano sorte tante discussioni negli ambienti del fumetto. A Lilia e a Lorenzo Mattotti, infatti, subito dopo l'uscita de "L'Uomo alla finestra" veniva reso il merito di aver contribuito a ridurre in Italia le differenze che separano tuttora i comics dalla cosiddetta letteratura alta.

Lilia è una donna dagli occhi sinceri e dal sorriso lunare, dotata di un sottile senso dell'umorismo e di spiccate capacità di osservazione.
Al Tommaseo ci è venuta con suo marito Fulvio, friulano verace dalla figura solida e con un volto d'altri tempi.
Alla fine della conferenza il complimento più bello l'ho ricevuto proprio
da lei quando alla domanda: "Che te ne è parso?", la risposta è stata: "Sei andato benissimo. Sicuro di te, hai esposto gli argomenti in modo fluido e - cosa fondamentale - con un'ottima proprietà di linguaggio."
Inutile dire che le sue parole mi hanno fatto sentire veramente bene. Ed è stato un onore dedicarle - nel bel mezzo di una grande mangiata di pizza - la sua copia del mio saggio: "19 maggio 2007. A Lilia, con ammirazione e amicizia."

16 mag 2007

Al Tommaseo di Trieste

Sabato sera alle 18.30 terrò una piccola conferenza a Trieste, nelle sale dello storico Caffé Tommaseo, leggendario locale - sito di fronte al Molo Audace - che ha fatto da cornice al concepimento stesso dell'Unità d'Italia.
L'incontro è inserito all'interno delle iniziative comprese nel calendario di FEST, la prima Fiera Internazionale dell'editoria scientifica che si terrà nel capoluogo friulano dal 17 al 20 maggio.

L'argomento del mio intervento deriva direttamente da "Supereroi e Superpoteri", il mio saggio sui supereroi americani.

Titolo: "E' un uccello? E' un aereo? No, è Superman! Supereroi tra fiction, realtà e letteratura.

Più specificatamente: "La nascita e lo sviluppo, in settant’anni di storia, del genere supereroistico all’interno del fumetto americano forniscono lo spunto per una trattazione che, a partire dagli anni Trenta e Quaranta, riflette sul modo in cui i comic book – come una novella cartina di tornasole – si sono rapportati allo zeitgeist di volta in volta dominante. Da Spiderman ai Fantastici 4, da Superman all’Incredibile Hulk, fin dalla nascita dei primi supereroi, gli sceneggiatori si sono ispirati alla scienza per disegnare i loro personaggi e dotarli di fantastici superpoteri. Nelle strisce degli anni Quaranta e in quelle di oggi si nascondono temi scientifici di grande interesse: realtà post-atomiche, biotecnologie e rischio nucleare diventano lo specchio di aspettative e timori della società nei confronti della scienza."

Gli incontri del Tommaseo - compresi negli eventi di Science Café - sono gestiti dall'Area Science Park e dalla SISSA, con la collaborazione di Casa della Musica e la direzione artistica dell'ottima Daniela Picoi.

Personalmente, sono felicissimo di poter tornare a Trieste, una città poco appariscente che, però, si apre ai luoghi più nascosti delle anime sensibili.
Ecco come la descrive - meravigliosamente - Umberto Saba:

Trieste

(da Trieste e una donna, 1910-12)

Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

Per chi vorrà esserci, ci si vede lì.

12 mag 2007

The saints are coming...

Il Meridione d'Italia non è devastato solo dalla presenza della malavita organizzata, ma anche da una fede religiosa che si aggrappa a un cattolicesimo ormai svuotato di qualsiasi significato, praticato quando serve e solo per mera superstizione.

C'è gente che non presenzia a una messa da anni, che del dettato evangelico non conosce nulla, che i comandamenti se li è scordati già all'epoca della prima comunione ma che, nonostante tutto, si ostina a far battezzare i figli, a cresimarsi e a sposarsi in chiesa. Solo perché sono cose "che si devono fare".

Inutile dire che i clan armati sguazzano nelle credenze e nell'idolatria. Ne traggono vantaggio, fa loro comodo.

A Castellammare di Stabia - in pieno 2007, all'inizio del nuovo millennio, nell'epoca di Internet e della globalizzazione - i tabernacoli, le statue sacre e le nicchie votive si moltipicano a ogni angolo di strada.
E dietro a ognuna di quelle icone si cela un gruppo di potere più o meno legale, più o meno organizzato.

Le effigi in scala 1:1 di Padre Pio te le ritrovi all'ingresso dei ristoranti (coi clienti che si fanno il segno della croce mentre entrano a mangiarsi una pizza), al centro delle isolette spartitraffico, nei larghi rionali.
Le madonne, invece, compaiono a fianco degli esercizi commerciali, decoratissime di lumini e di fiori, accudite da macellai e salumieri. Che le difendono coi coltelli.

Ci sarebbe da interrogarsi sulle concessioni edilizie fornite dal comune per agevolare tali pratiche devozionali. A quando, anzi, un censimento in tal senso con tanto di controllo sulle licenze di costruzione/edificazione?

Uno degli episodi più significativi si è comunque verificato circa un annetto e mezzo fa, quando una rosticceria/focacceria ha deciso di installare all'interno del negozio una statua della Madonna di Lourdes dal manto dorato.
Il proprietario dell'esercizio a un certo punto - spinto da non si sa quale fervore mistico - ha deciso di organizzare una processione ponendo alla testa del corteo il suddetto manufatto religioso.
La cosa ha generato le ire del funzionario di una delle parrocchie locali (nello specifico, quella che sovrintende al quartiere in cui si trova la rosticceria) che ha scagliato strali furibondi all'indirizzo dei proprietari della statua di Maria, accusandoli di essere dei camorristi. E così la processione non si è più tenuta.

La vicenda potrebbe far sorridere qualcuno, ma, al contrario, a me fa venire i brividi. Perché significa che - esattamente come accadeva nel Medioevo - le statue sono ridiventate accentratrici di potere. E che il culto fanatico è tornato a coincidere ormai con gli interessi economici o di prestigio dei singoli.

Mi si dirà che in tempi incerti la gente si aggrappa alla fede, ma qui si va oltre.
Oggi Padre Pio rappresenta l'equivalente mistico di un biglietto del Superenalotto (un immenso grazie a Luigi Bernardi per la definizione) e viene commercializzato come tale.
Oggi la statua di una madonna - investita di proprietà taumaturgiche e protettive - può prendere comodamente il posto della Legge umana.

Aumentano di nuovo le persone convinte che le azioni individuali - se non propiziate da inchini e a preghiere nei confronti di creature ultraterrene - sono soggette a sciagure e negatività.

E in tutto questo c'è qualcuno - qualcuno di assolutamente umano, qualcuno di molto furbo - che si gode potenza e gloria.



Le immagini sono tratte da artcurel.it, chiesadeidolori.it e cofanifunebri.it


2 mag 2007

Miti di un prossimo futuro

I Klaxons rappresentano il mio personale enigma musicale di questi mesi.

Li ho scoperti su MTV: Brand New e li ho subito adorati per questo pezzo, Golden Skans, che rimanda all'estetica della new wave anni Ottanta miscelata al glittering dei last days of disco: in pratica, come se gli Imaginations di Illusion e gli ultimi Jacksons 5 impattassero in un frontale mortale contro Echo and the Bunnymen e gli Ultravox:



Se si considera poi che il loro CD s'intitola "Myths of the near future" come una delle prime raccolte di racconti di James G. Ballard, vi renderete conto dei molteplici motivi di interesse che ho incominciato a nutrire nei loro confronti.

La "questione" nasce dal fatto che ho scoperto che i Klaxons - una band di fatto ascrivibile all'area del post-punk - sono anche attori e interpreti di Magick, una delle canzoni/video più terrorizzanti/disturbanti che abbia mai visto/ascoltato in vita mia. Roba che gli Aphex Twins al confronto ci fanno la figura dei Cugini di Campagna:



A imprigionarmi ancora di più nella mia perplessità è poi intervenuto l'ascolto di "Atlantis to Interzone" - stordente aggancio tra Platone e William Burroughs - che trovo al contempo fastidioso e irresistibile (il riff d'attacco con quel "DJ!!" urlato all'inizio è quasi un meme che ti resta attaccato nel cervello alla stregua del falsetto di "Golden Skans"):



Inutile dire che adoro queste sollecitazioni contrastanti, questo bilico delle sensazioni e che i Klaxons per me costituiscono davvero - oltre che un rompicapo di gusto e tendenza - una delle più belle scoperte sonore del 2007.